Associazione Chirone San Miniato- Il romanzo di Clara-la-cicatrice

Quattordicesima seduta: la cicatrice

16:04 11 Gennaio in Caso 1 - Il romanzo di Clara
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Noto, per la prima volta, il segno di una cicatrice, sul lato alto a sinistra della fronte, solitamente coperta dai capelli.
“E’ una cicatrice quella che le fa capolino dai capelli? Come se l’è procurata? Non l’avevo mai notata prima.”
“Non ricordo, mi scordo anch’io di avercela. Da bambina, forse. Giocavo come un maschiaccio con i coetanei e inventavamo i giochi più pericolosi.”
“Deve essere stata un gran bella botta! Ma, a parte questo, cosa mi racconta? Mi aveva molto colpito quanto mi accennava alla fine della passata seduta.”
Non posso lasciar cadere quello che mi era sembrata una possibile apertura nel mondo nascosto di Clara e, nel contempo, non posso entrare in particolari. Già, l’averle fatto domande sulla cicatrice potrebbe essere stato un errore.
“La volta passata le dicevo della sensazione che ho quando mi passa per la testa cosa sarebbe successo se avessi dato ascolto alle mie paure e non avessi messo al mondo Sofia. Ed è un’impressione tanto forte che quasi mi fa dubitare di averlo fatto. Dopo, sento un gran vuoto dentro. Mentre le stavo dicendo questo mi è venuto in mente un sogno, che non so collocare nel tempo. Sicuramente è di tanti anni fa e, solo ora, lo ricordo. Mi pare di essere, io bambina, in auto con mia madre, per una strada di montagna. Mia madre rideva e cantava, poi… mi sta sfuggendo il ricordo, poi… no, non ricordo… ecco, mi sembra di ricordarmi un rumore, no, un suono continuativo, come quello che si sente al telefono quando si chiama, ma non riesco a ricordare altro.”
“Bene Clara, capisco che è il ricordo, imprevisto, di un sogno lontano. Non si può pretendere di avere il ricordo dei particolari, magari altre cose potranno ritornare alla mente, successivamente”.
“Lei che ne pensa dottore?”
“La prima cosa, che mi ha attraversato la mente, è un’associazione tra la sua cicatrice e questo sogno, ma non mi chieda un motivo preciso, perché non saprei darglielo. Mentre sono alquanto sicuro che lei, si stia portando dietro una colpa ingiusta, molto nascosta, che soltanto ora fa capolino alla coscienza”.
A Clara s’inumidiscono gli occhi, per un preciso momento parti scisse si sono incontrate. Poi, tutto si ricompone.
“Sono mortificata, ma non riesco a mettere insieme quanto lei mi suggerisce. E’ vero che ci sono dentro di me delle stranezze, ma nella realtà è anche vero che ho una figlia che studia a Losanna, che ho un lavoro interessante, che ho un compagno misteriosamente svanito per non so quale inspiegabile motivo”.
Sorrido e l’accompagno alla porta e nel saluto che mi porge riconosco l’inizio di un nuovo percorso terapeutico.

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