I Gruppi Balint

I Gruppi Balint , sviluppatisi negli anni ’50 ad opera di Michael ed Enid Balint , sono un metodo di formazione e di lavoro di gruppo destinato alle professioni di cura e di aiuto.
Aspetti burocratici  pressanti, scarsità di tempo, la fretta, richieste sempre più esigenti di pazienti- utenti,  coinvolgono sempre di più i vari professionisti sanitari che si sentono inadeguati di fronte  alle continue richieste, sotto pressione e a rischio di burnout.

 

La relazione terapeutica con i pazienti  diventa più difficile e questo può influire negativamente sulla qualità del percorso di cura. Da una meta analisi pubblicata su PLOS ONE da J.Kellybe coll. Del Massachusetts General Hospital  (“ Le Scienze” 11 Aprile 2014) emerge che un medico in grado di prestare attenzione alle emozioni dei propri pazienti, sostenendoli nella conoscenza della malattia e della terapia prescritta, ha effetti positivi sulla prognosi delle malattie al pari di molti trattamenti medici standard.
La capacità di prestare attenzione ai vissuti dei pazienti , l’ascolto e l’atteggiamento empatico  interessano non solo il medico ma anche  tutte le professioni di cura e di aiuto e sono in grado di migliorare la qualità della relazione,  della cura prestata ed anche il vissuto del terapeuta.

 

Il Gruppo Balint è uno strumento che può aiutare l’operatore sanitario a capire meglio le richieste dei  pazienti e se stesso nel suo ruolo di terapeuta.

 

Ha lo scopo, infatti, di far porre  l’attenzione non sulla malattia ma sulla persona malata e sul senso che l’evento morboso rappresenta nella sua vita. Il professionista stesso, prestando attenzione alle emozioni che  circolano nella relazione, si fa strumento terapeutico e la sua capacità di ascolto oltrepassa i limiti della comunicazione palese.
 Il Gruppo Balint è un gruppo  eterocentrato,costituito da 10-15 partecipanti, che si incontrano periodicamente.
Le riunioni si svolgono ogni quindici  giorni e le sedute durano circa un’ora e mezza. A turno un partecipante riferisce un caso clinico problematico e gli altri  intervengono con domande (che possono interessare il ruolo della famiglia del paziente,il lavoro, il rapporto del terapeuta con altri colleghi), commenti, proposte, reazioni emotive.

Il lavoro è focalizzato sulla relazione tra professionista e paziente, coordinato da un conduttore adeguatamente formato,  che aiuta il gruppo  a riconoscere e comprendere le risposte emotive del terapeuta nei confronti del paziente, che possono influire negativamente sulla relazione terapeutica.

Dopo una serie di incontri , di solito un ciclo di sette, ripetibile nell’arco dell’anno, i partecipanti presentano quella che Balint ha definito una “ modificazione parziale ma significativa della personalità “, che rende il terapeuta più capace di riconoscere i bisogni  dei pazienti ed anche propri, migliorando la qualità  di cura e delle relazioni con i pazienti, familiari ed anche con altri operatori della salute.
Questo si traduce anche nel miglioramento della qualità della vita del professionista in un’ottica di prevenzione del burnout.

 

Destinatari:
Tutti gli operatori sanitari

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